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Brigantaggio e Revisionismo

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Il brigantaggio, fenomeno storico che ha avuto origine e sviluppo nel neonato “meridione italiano” già Regno delle due Sicilie, è documentato da un ricco archivio storico e storiografico, sia nelle anagrafi di vari comuni di Puglia, Campania, Basilicata e Calabria, sia nei rapporti del Regio esercito nazionale, ma soprattutto non è da sottovalutare un prezioso filone informativo costituito da appunti, annotazioni, diari, canti e balli popolari che oggigiorno dissetano la sete di informazioni e approfondimenti di molti studiosi, motivata dalla prossimità delle celebrazioni o “commemorazioni” del centocinquantenario dell’unità d’Italia.

L’intento del revisionismo è disegnare un quadro completo sulle vicende storiche accadute dopo l’unificazione italiana, ribaltando del tutto la versione da tutti appresa dai libri di scuola. Si tratta quindi di un gesto doveroso perché è stato in grado di accendere la luce su eventi volutamente nascosti dalla storiografia didattica e scolastica, per restituire dignità al  meridione ingiustamente indicato come inutile, arretrato, indebitato, repressivo, parassita, ma che alla luce dei fatti fu defraudato di risorse economiche, sociali, culturali, forza lavoro oltre che della sua sovranità e identità storica. Lungi dall’affermare che l’unità d’Italia non andasse completata, sembra giusto far sapere che l’unità d’Italia è stata portata avanti con le armi, con l’inganno, con una guerra civile e che l’unificazione non fu un’annessione pacifica ma fu quasi una colonizzazione, una vera e propria conquista perpetrata dallo stato sabaudo ed i suoi alleati europei nei confronti del nostro sud.

Il revisionismo vuol descrivere i fatti sotto la lente dell’obiettività storica, discernendo le reali identità e motivazioni che spingevano alcuni personaggi appartenenti al brigantaggio, capi ribelli, a sostenere il re borbone, e che per questo sono stati definiti come personaggi contradditori da buona parte della storiografia del novecento, identificandoli come “nemici dell’unità italiana”, quando in fondo anch’essi sono stati protagonisti del risorgimento, storie drammatiche che appartengono indissolubilmente al territorio del nostro sud, e quindi alla nostra storia.

L’idea di unire alla celebrazione dell’unità d’Italia anche la “commemorazione” dei protagonisti del brigantaggio è un modo provocatorio e illuminante di rivalutare e analizzare in profondità la nostra stessa identità culturale, le nostre radici, perché ci permette di capire le motivazioni del nostro essere “terroni” o meridionali, del nostro essere così distanti dal nord industrializzato, tendendo a rivelare una verità storica che per troppo tempo è stata tenuta nascosta, per viltà o per comodo.

Il video che segue, è tratto da una breve intervista effettuata da Telerama al presidente della Pro Loco Marciana eseguita presso San Marzano di San Giuseppe, paese che diede i natali il 13 gennaio del 1837 a Cosimo Mazzeo detto “Pizzichicchio”, una delle figure brigantesche più affascinanti del nostro risorgimento, che come tanti scelse di ribellarsi alla conquista silenziosa, alla feroce repressione e all’inganno dello stato sabaudo, alla legge Pica e al nuovo stato piemontese nazionale. Pizzichicchio dopo essersi congedato dall’esercito borbonico, rimase fedele al regno borbonico anche dopo la caduta di Gaeta e del Re Francesco II. La sua vita da brigante iniziò nei primi mesi del 1861, quando scelse insieme ad altri rivoltosi di “darsi alla macchia”.



Per informazioni e approfondimenti sul tema brigantaggio e sulla storia di Pizzichicchio, il direttivo è disponibile a interviste e visite guidate presso i luoghi misteriosi che hanno ospitato uno dei briganti più famosi della storia risorgimentale, nonché storia dell’unità italiana.


Direttivo Pro Loco Marciana
Kosimo Talò

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