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Nei sotterranei di Taranto

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Taranto. Salento. Regno Borbonico di Napoli. Regno delle Due Sicilie. Terra d’Otranto e si potrebbe continuare ancora. Un tempo addirittura era persino capitale della Magna Grecia. Oggi invece è ridotta ad un depresso centro industriale e la sola cosa di cui ci si ricorda sono l’altissimo grado d’ inquinamento, disoccupazione e indebitamento pubblico.

Eppure in tutto questo degrado, in una città tenuta volutamente sopita, addormentata, c’è qualcuno che dietro al nome di un personaggio mitologico come Filonide, sogna un grande futuro culturale, non risparmiandosi in spigolose stoccate e frecciate satiriche agli enti statali che dovrebbero sovrintendere e curare la salvaguardia delle ricchezze architettoniche e storiche della città jonica. E cosi mentre il degrado e l’inquinamento continuano a far perdere, a poco a poco, quei pochi tratti culturali e architettonici rimasti alla città dei due mari, esiste a Taranto qualcuno che riesce a pensare e a fare turismo. E non si parla del Museo del Marta o di Lido Saturo. La singolarità è rappresentata dalle ricchezze nascoste nell’isola della città vecchia o Borgo Antico, non soltanto in superficie, con i palazzi marchesali, ricchi di mosaici e prestigiosi arredi: la cosa che davvero affascina sono i tesori nascosti nei sotterranei dell’isola.  
La decisione di trascorrere una giornata a Taranto, riscoprendo le ricchezze nascoste del nostro territorio e della città vecchia del capoluogo jonico, è stata offerta dal centro culturale Filonide di Taranto. Il punto di partenza è stato l’ipogeo de Beaumont  Bonelli, sede del centro culturale, ubicato in Corso Vittorio Emanuele, n° 39 sul lungomare del Borgo antico, la cosiddetta “ringhiera”. La struttura architettonica di questo edificio si estende su quattro livelli sotto il livello del piano stradale (circa 12 metri) e reca testimonianze della città dalla sua nascita geologica al periodo greco, romano, bizantino e seicentesco. Connessa all’ipogeo è la dimora seicentesca della marchesa de Beaumont Bonelli che, recuperata e resa fruibile al pubblico, presenta soffitti finemente decorati e pavimenti in maiolica. Grande merito dell’opera e della possibilità di poter utilizzare la struttura va al centro culturale Filonide e ai suoi promotori ovvero il dott. Marcello Bellacicco, neuropsichiatra, e la dott.ssa Ivana Marraffa, medico, i quali hanno avuto il merito di recuperare e di rendere fruibile al pubblico questo significativo pezzo del patrimonio culturale tarantino, potendo accingere solo e soltanto a risorse proprie, senza che sia stato possibile sfruttare interventi di recupero da parte degli enti statali.

L’idea di organizzare un viaggio per visitare la città vecchia di Taranto è maturata a poco a poco tra i componenti del gruppo direttivo della Pro Loco Marciana, ma mai si era pensato di arrivare fino a tanto: visitare i sotterranei della città di Taranto. L’invito del centro culturale Filonide è stato colto con entusiasmo e grande convinzione. Si è partiti alla volta di Taranto la mattina della prima domenica di febbraio, in una giornata tanto soleggiata quanto frizzante. Il gruppo contava diverse unità, grandi e piccoli, tutti curiosi di scoprire la realtà nascosta di Taranto. Arrivati alle ore 11.00 presso il tempio Dorico in Piazza Castello, il gruppo prendeva conoscenza con  la guida Alessandro Ricci, che ci avrebbe condotto alla sede del centro culturale Filonide. Rigorosamente a piedi, affrontiamo la ringhiera fino all’ingresso in Corso Vittorio Emanuele, da dove un ingresso conduceva in uno scantinato, un paio di metri al di sotto del piano stradale. In pratica, si valicavano le antiche mura della città vecchia. Il carparo è la tipica pietra che compone la struttura geologica dell’isola del Borgo Antico, che in epoche remote è stata scavata per realizzare  numerosi cunicoli, utilizzati perlopiù per scopi militari. All’interno dell’ipogeo Beaumont, è possibile visitare un teatro, antiche terme e ammirare la conformazione dei citri, corsi d’acqua dolce che scorrono nei sottosuoli di Taranto e che danno vita al particolare ecosistema del mar Piccolo, luogo ideale per la miticoltura. La visita continua nei sotterranei fino a 12 metri di profondità, e riusciamo ad affacciarci sulle rive del mare jonio, dove su rocce calcaree  si infrangono le onde del mar Grande. Attraverso una scala si ritorna in superficie e si sale fin dentro al palazzo seicentesco della marchesa de Beaumont Monelli. Qui tutto sembra fermo come a quattro secoli fa, ma molto è andato perduto per incuria degli eredi e dei successivi proprietari. Una delle cose più affascinanti sono i controsoffitti, le pareti e il pavimento dell’abitazione in maiolica, che ben conservato, pare sia stato realizzato cercando un continuum con il mare a vista dalle vetrate dell’appartamento. Il colore di una parte del pavimento rispecchia e si confonde con l’azzurro cristallino del Mar Grande.   
Terminata la visita nei locali della marchesa, ci si dirige per la pausa pranzo verso la “Locanda”, un piccolo ma accogliente ristorante di cucina tipica tarantina,  ubicato nel cuore del borgo antico, dove viene consumato un menù turistico. Pesce spada, calamari fritti e primi a base di pesce è la regola in una città di mare come Taranto. La giornata prosegue con la visita gratuita pomeridiana presso il Castello Aragonese già Castel Sant’Angelo, che sovrasta la citta vecchia e domina il mar Grande. Ristrutturato nel corso dell’ultimo decennio, sede della Marina Militare,  all’interno vengono fatte visitare alcune aree come la sala riunioni, la casematte e il cortile, le caserme e gli spazi destinati a museo. La sera e il freddo arrivano presto e il gruppo di visitatori guidato dagli ufficiali della marina fa appena in tempo ad assistere all’ammaina bandiera. Un’intensa giornata volge al termine, ricca di sorprese e meraviglie, grazie soprattutto alla ricchezza e alla storia che il nostro territorio nasconde. Un’ esperienza sicuramente da consigliare, non soltanto ai turisti di provincia e fuori provincia, agli amanti dei centri storici, ma soprattutto agli abitanti di Taranto stesso, i quali per la maggior parte vivono assopiti come la loro stessa città, non immaginando nemmeno cosa si perdono.

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