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Il Santuario patrimonio dell'Unesco

Scritto da  Mimmo Mazza
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Inserire il santuario della Madonna delle Grazie tra i beni tutelati dell'Unesco, quale "Patrimonio dell'Umanità". A chiederlo, con una circostanziata lettera inviata al sindaco Giuseppe Borsci e a tutti i consiglieri comunali, è il cultore di storia locale Gregorio Talò, luogotenente dei carabinieri.

La proposta trae origine da una preliminare valutazione dello scrivente dei requisiti richiesti dall'Unesco per una simile candidatura e che, in tale contesto, ritiene che il santuario rupestre in parola, sia dal punto di vista ambientale che storico, culturale, artistico e architettonico, vanti quelle caratteristiche di unicità che nell'insieme potrebbero realmente essere ritenute d'interesse per un riconoscimento di così elevato livello. Nel considerare - scrive Talò - che quanto rappresentato possa riscuotere unanime consenso presso la nostra comunità, e che possa ben armonizzare con i comuni sentimenti e la sensibilità di attaccamento verso il nostro paese e la valorizzazione del suo territorio, si prega, altresì, che la proposta in parola possa essere portata a conoscenza anche dell'intero consiglio comunale". Situato a tre chilometri a nord ovest del centro abitato, sulla strada provinciale per Grottaglie, in contrada Le Grotte, il santuario rupestre è stato oggetto di importanti studi e ricerche promosse dall'amministrazione comunale e condotte dai ricercatori dell'Istituto Internazionale di Studi Federiciani del C.N.R., nell'ambito del "Piano operativo pluriennale 94/99 Puglia: Fruizione dei Beni culturali". Lo splendido complesso ipogeo medievale, testimonianza dell'arte bizantina, è inserito in un insediamento rupestre, sul ciglio di una lama, ricco di grotte utilizzate in età preistorica e poi ripopolate in epoca medievale nel XIII secolo, ed in seguito caduto in abbandono per tutto il XV e XVI secolo. Il santuario, scavato nel tratto terminale della lama, è ammantato di racconti leggendari, che testimoniano la sua riscoperta nel XVI secolo. e la sua riapertura al culto, grazie alla venuta dei coloni albanesi che si spinsero a coltivare le terre fino all'estremo confine  del feudo Rizzi. Una tradizione locale attribuisce la scoperta della chiesetta ad un cavaliere miracolosamente guidato dal suo cane davanti all'immagine della Vergine, che è dipinta all’ interno della cripta. Un'altra leggenda narra di una contesa sul luogo sacro tra gli abitanti dei due feudi, che si risolse in favore dei sanmarzanesi perché era San Marzano il luogo verso cui erano rivolti gli occhi della Vergine dipinta nella cripta.

(Gazzetta del Mezzogiorno del 10-03-2012)

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