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Cenni storici su San Marzano

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Tracce, seppur frammentarie, del primo popolamento dell’ area sembrano risalire al neolitico (  attestate dalla presenza delle “grotte a botticella” nei pressi delle contrade “Casa Rossa” e “ li Grutti”).  Più documentata appare invece la frequentazione del territorio nel V sec a.c.  grazie alla scoperta,  lungo la strada provinciale Grottaglie- San Marzano, nel 1897, di un nucleo di tombe  contenenti materiale attico ed una trozzella messapica, di altre due tombe ellenistiche lungo la provinciale e dei resti di un imponente muro in  opera isodomica  rinvenuto in località Neviera ( sicuramente cinta difensiva  e linea di confine tra l’ area tarantina ( chora tarantina) e quella messapica. La frequentazione in età romana è invece attestata dal ritrovamento di una villa rustica a “ Pezza Padula” e di alcune monete. Testimonianze dell’ Alto Medioevo sono invece i ritrovamenti di alcune tombe in località  Casa Rossa  e di complessi  abitativi rupestri  nelle contrade “ Le Grotte” e “ Chiese Vecchie”.

Frammentarie risultano però le testimonianze documentarie fino al 1530, anno in cui il nobile capitano  albanese Demetrio Capuzzimati acquistò per 700 ducati dal capitolo e dal clero della cattedrale di Taranto il feudo di S. Marzano ottenendo ampia podestà affinchè  ripopolasse il feudo disabitato con gente non regnicola in cambio dell’ esenzione dai tributi del Regno per un decennio. Nello stesso anno il Capuzzimati acquisiva in enfiteusi perpetua  anche  la masseria de li Rizzi : dalla fusione nasceva così il feudo di San Marzano. Nel territorio (dalla metà del 1400 detto)  delli  Rizzi era ubicato il Castrum Carrellum ( struttura difensiva) ed il documento più antico che cita quest’ area è del 1196 in cui l’ antico castrum era associato al limitrofo territorio di Caprarica. Il feudo di San Marzano è attestato per la prima volta invece in un documento del 1281 menzionato tra i confini del Castrum Carrellum. Nel 1461, dopo essere stato proprietà di diversi feudatari, fu incamerato tra i beni demaniali della corona.

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